Rubens, il bolide col pennello


Quando penso a Rubens mi viene in mente un bolide sportivo. Provo a spiegarmi. Il motore dell’arte si chiama linguaggio e il linguaggio si esprime attraverso una tecnica che, nel caso di Rubens, era la pittura. Nel 1600, se volevi gareggiare ad al livelli, un giretto in Italia te lo dovevi fare. E Rubens lo fece. Aveva 23 anni quando il 9 maggio 1600 lasciò Anversa per Mantova, ingaggiato come ritrattista da Vincenzo I Gonzaga. Raggiunse poi il circuito di Milano giusto per dare un’occhiata al Cenacolo vinciano e quindi quello di Venezia per vedere dal vero Tintore o e Tiziano, Pordenone e Veronese. Mancava Roma, ma ci arrivò subito dopo, per studiare Michelangelo e Raffaello e dipingere la pala dell’altare maggiore della Chiesa Nuova, con tanto di contratto firmato il 25 settembre 1506.

Quattro mesi prima, a pochi passi da lì, un ragazzo di nome Ranuccio Tommasoni era stato ferito a morte da un pittore lombardo giunto a Roma qualche anno prima: Caravaggio.

Roma e Venezia, all’epoca, erano una specie di autodromo con bolidi italiani che vincevano tu i gran premi. Rubens li studiò attentamente quei motori – e cioè i linguaggi – poi se ne tornò ad Anversa, dove il circuito del gran premio era pronto per la sua prova speciale. Qui entrò in pista gareggiando per le case più importanti , quella di Filippo IV re di Spagna e quella di Maria de’ Medici madre di Luigi XIII re di Francia, ma anche per i Doria di Genova e Carlo I d’Inghilterra.

Creò un team di decine d’assistenti, perché le richieste erano troppe e lui, generoso e disponibile con tuti , non voleva deludere nessuno dei committenti.

Si sposò due volte e fece cinque figli, di cui una, Clara Serena, apre la mostra nel ritratto di quando aveva 6 anni. A seguire la Maddalena in estasi che ispirò la Ludovica Albertoni di Bernini, l’Adorazione dei pastori ripresa da Pietro da Cortona, il ritratto di Giovan Carlo Doria a Cavallo, Susanna e i vecchioni prestata dall’Hermitage di San Pietroburgo, la prima versione della Vallicella per la Chiesa Nuova di Roma e il Cristo risorto ispirato al torso del belvedere. Quaranta opere di Rubens e trentacinque di altri artisti che lo hanno ispirato e che lui stesso ha ispirato durante il soggiorno italiano dal 1600 al 1608.

Chi è Rubens? Rubens è un Tiziano con il turbo, Tintore o con più grazia ed eleganza, Veronese che sorpassa in curva, Correggio che supera il limite di velocità senza perdere il controllo, Michelangelo e Raffaello però con più cavalli.

Rubens è un bolide col pennello.

(Questo articolo è stato pubblicato sul n. 2/2017 della rivista ARTEiNWorld)