Caro artista, sbrigati a morire


C’è questa cosa qui del pittore che dopo la morte costerà di più che mi perseguita da anni. Da quando lavoravo in una galleria e avevo circa 26 anni. La gente entrava, si guardava intorno e poi, davanti al quadro scelto, scattava la domanda: “Quanti anni ha l’artista?”. Risposta mia: “45”. Replica: “Molto bello, grazie. Arrivederci”. E così per anni.

Poi, un giorno, un tale di fronte a un dipinto: “Quanti anni ha l’artista?”. E io: “95”. Lui: “Quanto costa?”. Io dico il prezzo e lui lo compra.

Aveva davvero 95 anni il pittore in questione, ma il punto è un altro: la gente, velatamente, pensa che dopo la morte il pittore si rivaluti e anche di molto. È una leggenda che non ho mai capito chi abbia messo in giro.

Ma che funziona. Provate a parlarne con il vostro vicino di casa. Ditegli che l’autore del quadro nel tinello è morto l’altro giorno. State tranquilli che il vicino esclamerà qualcosa tipo: “Ma allora adesso vale molto di più!”.

Perché? Perché un pittore dopo la morte dovrebbe costare di più? Presto detto: perché venendo a mancare lui, mancherebbero anche i suoi dipinti e quindi, per una legge di mercato, la domanda supererebbe l’offerta creando un aumento del prezzo.

Ma siamo sicuri che la domanda dipenda dalla morte? Voglio dire: quanti pittori muoiono in un anno? E quanti si rivalutano? E perché si rivalutano? Bisognerebbe spiegare che il successo di un pittore dipende dalle mostre e dalle esposizioni, dalla critica che si è occupata di lui, dalle operazioni di mercato costruite a tavolino, dalle esigenze dei collezionisti che cambiano con il cambiare dei tempi e da mille altri fattori che poco hanno a che fare con la morte dell’artista.

C’era un collega molto simpatico che, molto prima di me, aveva incominciato a lavorare per la stessa galleria. Alla domanda “Quanti anni ha questo artista?” rispondeva così: “25. Però corre forte in moto!”. E ce n’era un altro che raccontava delle malattie dell’artista, diceva che era in fin di vita, che era questione di ore. Funzionava.

Poi un giorno ha ripetuto il copione davanti a un signore distinto e in piena forma.
Che, l’avrete capito, era l’artista stesso. Morale: il prezzo di un artista non dipende dalla sua morte, ma da quello che ha fatto in vita.

Per questo consiglio di sfogliare i cataloghi d’arte partendo dall’ultima pagina, quella dove vengono riportate biografia, bibliografia e mostre personali e collettive. In sostanza quello che l’artista ha fatto in vita. La morte viene dopo.

[Questo articolo è contenuto nel n. 3/2017 della rivista ARTEiNWorld – Rubrica Andy Warhol era calvo]