Jaco Pastorius


L’11 settembre 1987 Jaco era ubriaco.

Soffriva di crisi depressive e si ubriacava spesso.

Fa casino in un locale e il buttafuori lo carica di botte.

Dieci giorni dopo muore.

Aveva 35 anni.

No, me lo ricordo benissimo, quel giorno non ho detto la solita frase che si dice quando muore un musicista: “lassù suonerà con Mozart, Miles Davis e compagnia bella”, no, non ho detto “ora in paradiso c’è qualcuno che tiene il tempo” o altre banalità del genere.

“Vaffanculo”.

Ecco cosa ho detto.

“Vaffanculo”.

Poi sono andato dal mio amico Giorgio e ci siamo ubriacati fino a non pensarci.

Jaco Pastorius, un nome che a molti non dirà un bel niente.

Un nome che a chiunque abbia suonato uno strumento nell’ambito del jazz -ma anche del rock- evocherà una sola parola: genio.

Perché il genio, diceva Carmelo Bene, fa quello che può, mentre il talento fa quello che vuole.

Jaco era genio perché faceva quello che poteva, e cioè sé stesso, inventando un modo di suonare che migliaia di talentuosi bassisti ancora oggi imitano.

Era un bassista Jaco? No, Jaco era il bassista.

Jaco ha preso quello strumento che un tempo serviva per accompagnare e lo ha trasformato in un solista, conferendogli un’autorità che non gli apparteneva.

Capelli lunghi e fascetta a tenerli fermi, dita lunghissime e affusolate, magro, sorridente o imbronciato, solitario anche quando suonava con gli altri -che si chiamavano Weather Report e Joni Mitchell, John Mc Laughlin e Pat Metheny- Jaco rubava la scena sul palco, non gli staccavi gli occhi di dosso, perché il basso, in quel modo lì, non l’aveva mai suonato nessuno.

Ancora oggi, quando un bassista suona una scala nervosa e pericolosa che frena bruscamente su due armonici; quando sulla tastiera senza tasti fa vibrare le note intonandole perfettamente; quando accompagna con un groove micidiale, ancora oggi, dicevo, quando un bassista suona così, non puoi fare a meno di dire: sembra Jaco Pastorius.

Scusate, lo so, sono cose tecniche, ma l’arte, prima di essere emozione, è sempre una questione di tecnica.

Oggi che son passati trent’anni, una banalità, con permesso, la vorrei dire: pensa che meraviglia vedere Jaco in paradiso che suona, mentre Pollock fa sgocciolare il colore e Picasso danza imitando il gesto del torero.

Invecchiare è così: passi da un “vaffanculo” a un sogno a occhi aperti.