L’insostenibile bellezza dell’arte antica


Di fronte ai capolavori di Tintoretto nella Scuola Grande di San Rocco e subito dopo davanti all’Assunta di Tiziano nella Chiesa dei Frari, un’amica mi dice: “L’arte antica era più bella di quella di oggi”. E io che avrei voluto mostrarle anche il trittico di Giovanni Bellini rinuncio per timore che lei, ancora una volta, ripeta: “L’arte antica era più bella di quella di oggi”.

Camminando per Venezia decido di affrontare l’argomento. Prima però la osservo: leggins con stivaletti, t-shirt e giubbino di pelle, Louis Vuitton da cui estrae l’i-phone e risponde a un whatsapp.

“Le donne di un tempo non vestivano con i leggins”, attacco io.

“Che cosa?” chiede lei mentre fotografa una gondola.

“Le donne di un tempo non vestivano con i leggins e non fotografavano con l’iphone quindi, se l’arte antica era meglio di quella di oggi, io mi chiedo perché tu non ti vesta come loro, mi chiedo perché quando torneremo in Piazzale Roma tu prenderai la tua auto e non la carrozza trainata dai cavalli. Ma soprattutto mi chiedo perché tu indossi i leggins”.

“Perché sono comodi” e la sua risposta arriva come un calcio al pallone tirato al volo. Io stoppo il pallone, mi guardo intorno, e poi crosso: “Troppo comodo”.

Il pallone atterra.

“Che cosa, i leggins?”, dice lei palleggiando.

“La tua risposta”, e questo sono io che colpisco di testa.

“Perché, preferivi la gonna?”, non male questo suo tocco di tacco…

“Troppo comodo vestire con i leggins e scattare foto con lo smartphone” e parto lungo la fascia convinto di arrivare dritto in porta per segnare il gol del pareggio: “Troppo comodo guidare una Smart e parcheggiare nelle vie del centro dove un tempo sostavano i cavalli – dribblo il primo difensore – troppo comodo vivere il presente e usare l’arte antica come ripostiglio del “bello”, – secondo difensore – aprirlo ogni tanto e sbatterci dentro tutto quello che oggi non serve, – terzo – le pennellate pastose e nervose (Tintoretto), le pennellate trasparenti e sensuali (Tiziano), – quarto e quinto – troppo comodo ripetere “L’arte antica era meglio di quella di oggi” indossando leggins e non un costume del Settecento” – sesto -. Sono solo davanti alla porta.

La mia amica mi guarda e senza fare una piega si butta: “L’arte antica era più bella di quella di oggi”.

Io ho un attimo di esitazione, vorrei tirare dritto in porta ma poi decido di lanciare il pallone da tutt’altra altra parte: “Dai che beviamo uno spritz in Piazza San Marco”, consapevole che l’arte, per molta gente, resterà sempre un concetto da coniugare al passato e non mai qualcosa che riguarda il presente.

Questo articolo è contenuto nel mio libro Andy Warhol era calvo