Belli e dannati / Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli


Belli e dannati. Frequentano Moravia e Pasolini, Sandro Penna e Ungaretti, l’aristocrazia romana e gli spacciatori, i malavitosi, crescono in una Roma felliniana che odora ancora di Caravaggio, la Roma dei vicoli che sbucano sulla fontana di Trevi mentre Anita Ekberg fa il bagno e Marcello Mastroanni (“Marcello! Come here!”) la guarda soddisfatto.

Si chiamano Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli. Sono belli, dannati e, soprattutto, pieni di talento. Hanno poco più di vent’anni. Di giorno li trovi al Caffè Rosati in Piazza del Popolo a parlare di arte e di donne, mentre dall’altra parte della piazza, seduti al caffè Canova, i pittori della vecchia guardia li osservano perplessi.

I tre daranno vita alla Scuola di Piazza del Popolo anche se scuola non era, perché, come mi disse una volta Renato Mambor, non c’erano né maestri né allievi.

Di Franco Angeli s’innamora perdutamente Marina Ripa di Meana, che lo ricorda nel suo libro “Cocaina a colazione”; Paola Pitagora, giovane attrice all’epoca fidanzata con Mambor, quella irripetibile stagione la racconta in un libro edito Sellerio intitolato “Fiato d’artista”.

Di Mario Schifano ne parlano tutti e lo vogliono tutte, dalle aristocratiche romane fino a Marianne Faithfull e Anita Pallenberg (entrambe donne Rolling Stones: la prima, futura compagna di Keith Richard, la seconda, donna di Mick Jagger).

Nella vita, i tre, dipingono. Schifano dipinge quadri monocromatici grondanti di colori a smalto, colori industriali che nelle sue mani diventano sensuali come le donne che lo corteggiano. Tano Festa dipinge legni e persiane, trasformandoli in opere d’arte a metà strada tra Duchamp e il Minimalismo. Franco Angeli dipinge svastiche e falci e martello, la lupa capitolina, iconografia popolare che fa il verso alla Pop Art made in U.S.A. di quegli stessi anni. Espongono nelle gallerie del momento: L’Attico, La Salita e La Tartaruga, i loro quadri li comprano collezionisti come il barone Franchetti, la cui sorella sposerà Cy Twombly, pittore americano che oggi vale milioni. Di dollari, naturalmente.

A sostenerli c’è anche Palma Bucarelli che dirigeva la Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

Perché ve ne parlo? Perché oggi, 30 anni fa, moriva Tano Festa. Perché il 12 novembre  1988 se ne andava anche Franco Angeli e il 26 gennaio 1998 toccava a Mario Schifano. Ecco perché. Per ricordarli 30 anni dopo. Perché io, con questa gente, ci ho passato gli ultimi mei vent’anni senza averli mai né frequentati, né tanto meno incontrati. Semplicemente: li ho amati. Ho letto tutto quello che c’era da leggere su di loro; ho parlato con le persone che li hanno conosciuti; ho venduto molte delle loro opere; ho raccontato aneddoti e descritto i loro quadri più importanti.

Schifano, Festa e Angeli.

Belli e dannati.

Schifano, Festa e Angeli, come Maradona nel calcio, la vita vi ha regalato il talento e in cambio si è presa qualcos’altro.

Quella stagione finì molto prima della loro morte. A essere esatti finì nel 1968, quando Pino Pascali -un altro fuoriclasse- si schiantò in moto all’età di 33 anni.

Era l’11 settembre 1968.

In questo 2018 ci saranno un po’ di anniversari da ricordare…