Sandro Penna


Dicevano fosse pederasta. Dicevano andasse a letto con i bambini. Ma lui, in verità, nel letto ci stava tutto il giorno, però da solo. E i bambini li raccontava perché di loro amava l’innocenza, l’aver tutta la vita davanti. Nei suoi versi limpidi e puri come acqua di sorgente, freschi, leggeri come il vento tiepido di primavera, versi che se non frequenti la poesia fai fatica a considerare poesia, si sentono le onde del mare e si vedono cieli romani.

La sua poesia è il contrario di quella di Montale.

Quando lo disturbavano al telefono lui tagliava corto: “Ma non lo vedi che sto morendo?!!”.

Si lamentava sempre, diceva “sono molto malato”, anche se in realtà non aveva niente.

C’è un video su youtube dove lui, ripreso da Maro Schifano, si racconta dentro la sua disordinatissima casa romana. Per sopravvivere trafficava quadri. Gli amici pittori di allora (Festa, Angeli e lo stesso Schifano) per aiutarlo glieli regalavano e lui li rivendeva.

Parla con quella voce inconfondibile. Si siede sul letto e legge i suoi versi. In sottofondo una musica lo accompagna.

Forse è questa la sua poesia più bella. Quel video quasi amatoriale.

Se avete tempo e voglia buttateci un occhio. Non troverete niente di straordinario. Niente fuochi d’artificio o effetti speciali. Niente di spettacolare.

Un uomo parla. Un altro lo riprende. Una musica in sottofondo. E basta.

Lì dentro c’è tutta la poesia del mondo.

Del resto, che cos’è la poesia, se non una musica di sottofondo che accompagna la nostra vita giorno dopo giorno?

Il 21 gennaio del 1977 se ne andava Sandro Penna, uno dei massimi poeti del Novecento.

Mai studiato a scuola…