Raffaello è il contrario di Caravaggio


Raffaello è il contrario di Caravaggio.

E forse per questo va meno di moda. Perché gli artisti sono come i vestiti, oggi va quello, domani va quell’altro. In questo periodo, l’ho già detto, va molto Caravaggio, forse per via del suo caratteraccio, forse per le immagini che sembrano fotografie scattate 400 anni fa, o, più probabilmente, per tutta quella retorica che vuole l’artista dannato e maledetto, genio e sregolatezza e altre minchiate da tardo Ottocento.

Del resto, in fatto di arte siamo fermi lì, al tardo Ottocento. Chiedete in giro il nome di un compositore di musica classica e vi verrà fatto quello di Beethoven (morto nel 1827); chiedete un pianista e vi diranno Chopin (morto nel 1849); domandate di un pittore e salterà fuori Van Gogh (morto nel 1890). Anche la parola “genio”, per molti sinonimo di grande artista, è un vocabolo che puzza molto di Ottocento.

Ma torniamo a Raffaello.

Immaginiamolo solare e con i capelli lunghi, bello e seducente, zero problemi se non quello di scegliere con quale donna andare a letto (che a volte può anche essere un problema) e a quale papa, cardinale, aristocratico in generale concedere la propria arte. E ora immaginiamolo amico dell’uomo più ricco d’Italia, quell’Agostino Chigi che in quegli anni si stava facendo costruire da Baldasarre Peruzzi la villa sul lungotevere per farci le feste.

Immaginiamolo, insomma, come l’uomo più richiesto insieme a Michelangelo, con la differenza che Raffaello è generoso, altruista, socievole e spensierato, mentre il Buonarroti è scontroso, egocentrico, solitario e tormentato. Raffaello, che rappresenta il culmine della pittura rinascimentale, nel Novecento verrà messo da parte, proprio perché sinonimo di una bella pittura che le avanguardie storiche stavano frantumando.

Oggi, nell’era caravaggesca, l’eleganza e la bellezza di Raffaello sono abiti perfetti che nessuno vuole più indossare. Meglio l’estasi e il tormento. Ma lui tormentato non lo era, e a sentire il Vasari pare sia morto per “eccessi amorosi” (scopando, diremmo noi oggi). Si prendano le donne dipinte da quel genio di Leonardo da Vinci: esse appaiono perfette ma finte; si guardino ora quelle ritratte dal nostro eroe e cioè Raffaello: capiamo immediatamente che avevano appena finito di amarlo. La differenza è tutta lì: Leonardo le aveva frequentate; Raffello conquistate.

Elegante e raffinato, giovane e bello, ricco e amico dei potenti, Raffaello era corteggiato e amato da tutti. Come un attore americano. Come una star della televisione.

Morì a Roma, all’età 37 anni, il 6 aprile del 1520.

Anche quel giorno, nonostante fosse Venerdì Santo, non rispettò l’astinenza dalla carne.