E adesso parliamo di Rembrandt


E adesso parliamo di Rembrandt.

Anche se non dovrei, perché Rembrandt è invernale, mentre ora siamo di primavera. Ma siccome mentre scrivo piove, lo posso fare.

Ci sono canzoni invernali e musiche invernali, testi e melodie che sanno di neve, giorni freddi che si sta meglio in casa perché fuori piove. Allo stesso modo, ci sono pittori estivi e pittori invernali, dipinti che profumano d’estate e altri che hanno sapori invernali.

Rembrandt, di tutti i pittori, è il più invernale.

Partiamo dal nome: Rembrandt sa di caldo, di morbido, Rembrandt è il nome perfetto per certi gatti che sembrano gomitoli di lana, gatti lenti, sornioni, gatti che li sfiori e fanno le fusa, gatti invernali di fronte al caminetto. I quadri di Rembrandt hanno colori caldi, ocra e marroni che da un fondo scuro emergono lentamente, come un fuoco che arde, come un abbaglio, colori che richiedono tempo ma che poi, lentamente, regalano ai nostri occhi sfumature diverse. 

Facciamo finta che la superficie del quadro sia la pelle di una persona: possiamo farci il lifting e iniettarci del botulino fino a tirarla come quella di un bambino, ma, per chi guarda, non sarebbe difficile capirne l’inganno, l’assoluta discrepanza tra l’assenza di imperfezioni e l’età adulta.

Allo stesso modo, ci sono pittori che applicano il lifting alla pittura, nel senso che sulla superficie del dipinto non lasciano trapelare neppure i segni del pennello, mascherando così la differenza tra realtà e finzione. Piacciono, questi pittori, perché contrariamente a ciò che avviene con le persone, qui il lifting non si vede e la perfezione si confonde nella finzione: Iperrealisti e certi fiamminghi, Salvador Dalí nei dipinti più popolari, Caravaggio ma non sempre, Magritte quasi sempre, Tamara de Lempicka e Frida Kahlo, certi pittori scarsi che vogliono ingannare, appartengono tutti alla chirurgia estetica della pittura occidentale.

Poi ci sono pittori che trattano la superficie della tela come se fosse pelle da idratare, usando, al posto del lifting, la pasta cremosa dei colori. Li riconosci, questi pittori, perché quando ti avvicini alla superficie dipinta ne vedi le singole pennellate, cogli l’impasto e gli strati di colore, vale a dire la natura della pittura e non l’inganno artificiale. Appartengono a questa categoria Tiziano e Velazquez, Van Dyck e Rubens, Delacroix, gli Impressionisti, Van Gogh e tanti, tanti altri.

Di tutti, però, la crema migliore si chiama Rembrandt. Rembrandt è la crema serale, la crema protettiva che protegge la pelle dal vento invernale, Rembrandt lascia trapelare ogni passaggio di colore e ti viene voglia di toccare, di accarezzare il volto di una persona anziana le cui rughe sono solchi arati dalla vita e innaffiati dal dolore, dalla gioia e dagli amori, i volti dei pescatori, le mani dei muratori, la fronte spaziosa del professore, la pelle viva che si è scottata e screpolata, pelle di chi ha vissuto esponendosi alla vita usando solo normali protezioni.

Rembrandt è il cantore della vita che passa e che non puoi fermare.

Rembrandt è il sole che si congeda al lampione quando d’inverno scende la sera.