Frida Kahlo


Frida Kahlo aveva 18 anni quando l’autobus su cui viaggiava si schiantò contro un muro.

Frida si spezzò la colonna vertebrale in tre punti nella regione lombare, si frantumò il collo del femore e le costole, riportò 11 fratture nella gamba sinistra e il corrimano dell’autobus le entrò nel fianco uscendole dalla vagina. Subì 32 operazioni chirurgiche.

Costretta a letto a causa del drammatico incidente, i genitori le mettono uno specchio sul soffitto in maniera tale che lei possa vedersi. Nascono lì i suoi primi autoritratti e, subito dopo, nasce l’amore per Diego Rivera, lui sì vera star del momento, che lei sposerà negli anni in cui Diego stava lavorando al Rockefeller Centre e all’Esposizione Universale di Chicago.

Frida ebbe altri amori e non tutti al maschile, frequentò gente giusta e si impegnò politicamente, facendo della sua vita un’opera d’arte.

Nasce così il mito di Frida Kahlo, icona dell’emancipazione femminile in un mondo, quello della pittura, fino ad allora occupato interamente da uomini, ed esempio di donna che dimostra quanto l’arte possa lenire le sofferenze causate da una disgrazia.

Mentre uscivo dalla mostra che Milano le sta dedicando in questi giorni, una domanda mi girava nella testa: se Frida Kahlo avesse avuto una vita come quella di Paris Hilton, avrebbe oggi lo stesso successo? Voglio dire: se lei fosse stata una miliardaria che passava giornate sul jet privato scorrazzando da un party all’altro e se l’unico intervento chirurgico fosse stato rifarsi le tette, come avrebbe reagito la gente? Il mito di Frida Kahlo sarebbe nato ugualmente?

Si potrebbe rispondere dicendo che una vita come quella di Paris Hilton non porta alla creazione di opere d’arte. Ma la storia dell’arte ci propone molti artisti le cui esistenze privilegiate hanno comunque dato vita a capolavori indiscussi.

Quindi?

Quindi, a volte, purtroppo, la vita di un artista influisce sul modo di giudicare la sua opera d’arte. Frida Kahlo non è stata quella gran pittrice che pensiamo, Frida era brava, ma la sua pittura non stravolge la storia dell’arte. Mentre la sua vita sì, quella è un’opera d’arte.

Che la biografia incida su scelte personali, non ci sono dubbi, e ben venga l’arte come pharmakon per curarsi, ma, quando la biografia influisce anche sulla percezione dell’opera d’arte, allora il rischio è quello di rimanere accecati dal dramma senza più vedere il valore artistico del dipinto.

E questo non per criticare una pittrice riconosciuta in tutto il mondo, ma per dire che, secondo me, prima di tutto viene l’opera d’arte. Anche se a dipingerla fosse un miliardario con atelier nel super attico e una vita senza alcun incidente.