La Pietà di Tiziano Vecellio


In questi giorni dove il tema principale è il maledetto virus, non posso fare a meno di postare uno dei più grandi capolavori della storia dell’arte: la Pietà dipinta da Tiziano Vecellio oggi nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

Dipinta a partire dal 1575, l’anno dopo fu trasformata dallo stesso Tiziano in un grande ex-voto contro l’epidemia di peste aveva ucciso 50.000 veneziani (uno su tre).

Brevemente: sui basamenti ai lati si leggono i nomi dei due personaggi raffigurati, Mosè a sinistra e la Sibilla Ellespontica a destra.

All’interno del catino absidale mosaicato la Vergine Maria regge il corpo senza vita del figlio, mentre alla sua destra Maria Maddalena grida al mondo il suo dolore, sottolineandolo con lo splendido gesto del braccio destro.

Come nella Pietà Bandini di Michelangelo, anche Tiziano si ritrae qui nelle vesti di Nicodemo, il vecchio prostrato dinanzi alla Vergine. E già questo aprirebbe un capitolo sul nicodemismo, che noi  lasciamo chiuso perché sarebbe troppo lungo e complicato da spiegare.

Quello che invece tengo a mettere in evidenza è la tecnica pittorica tipica delle sue ultime opere, dove le pennellate veloci e ricche di colore cupi, ma vibranti di luce, sembrano preludere con due secoli di anticipo all’impressionismo. È una pittura sfibrata, priva di disegno, una pittura di tocco che non bada più alla perfezione ma che mira all’espressione.

Guardate la mano di Nicodemo/Tiziano mentre tocca quella di Cristo; guardate la mano destra del Cristo; guardate la Vergine che se soltanto si alzasse, sarebbe alta più di due metri!

Ma non è questo il punto.

La potenza di questo capolavoro sta proprio nel comunicarci che la perfezione non spetta all’uomo, ma a Dio. Nelle pennellate vibranti e nel “non finito” c’è tutto il dramma della condizione umana.

A guardarle bene, è come se quelle figure si stessero sgretolando, dimostrando tutta l’inconsistenza dei loro corpi di fronte alla morte.

Morte che colse Tiziano il 27 agosto di quello stesso anno.

L’opera fu completata da Jacopo Palma il Giovane, che dipinse l’angelo con la fiaccola e alcune velature per mimetizzare alcuni innesti.

Se capitate a Venezia andate a vederla. E dite una preghiera anche per me.