Il vostro Olimpo


Olimpo è il monte dove vivevano gli dei. Per questo ho pensato di creare una rubrica, intitolandola “Il Vostro Olimpo”. Altro non è che una cartella, un contenitore, dove ognuno di voi può inserire il proprio mito. Può essere chiunque, la scelta è vostra.

Come fare? Basta inviare una mail, a olimpo@carlovanoni.com, in cui raccontate chi sono i vostri eroi. Le vostre parole le troverete poi qui, proprio su questa pagina. Le istruzioni sono anche in questo breve video.

Carlo Vanoni


IL VOSTRO OLIMPO

MONTANELLI, CÉLINE E PICASSO

Ho 47 anni e, tolti i primi 15 nei quali i miti erano Lupin, il calcio con gli amici e qualche bacio rubato a coetanee compiacenti, per altri 20 anni la mia vita, tra le altre cose ovviamente, è stata accompagnata dalla ingombrante figura di Indro Montanelli, verso il quale ho riversato tutte le attenzioni possibili: letture, corrispondenze (qualche volta mia ha anche risposto.. 🙂 adesioni ad iniziative culturali, insomma molto.

Era il Giornalismo che mi interessava, e lui ne rappresentava la vetta più alta. Nel luglio del 2001, con la morte di Indro, tutto questo è terminato o, comunque, si è decisamente sbiadito.

Da allora è iniziato il mio amore per la lettura che era presente anche prima, ma riservata principalmente ai saggi e ai testi storici.

La narrativa e la letteratura, soprattutto americana, hanno preso il sopravvento.

In questo peregrinare c’è stato l’incontro con quella canaglia di Céline che mi ha trascinato nel suo Voyage senza possibilità di ritorno. :-).

Avevo bisogno di sostituire Indro, che è insostituibile, e ne avevo perso le speranze: Louis Ferdinand c’è riuscito.

E poi Borges, Rilke, Yourcenar, Sebald, Salinger, Roth, McCarthy etc..insomma quanto di più sublime la parola scritta abbia offerto e, ci auguriamo, prosegua ad offrire.

Accanto ed insieme a tutto questo…la Pittura, anzi, l’Arte. Quindi non solo la tecnica o il gesto, ma il Pensiero, l’Idea. E su questo il tuo contributo in termini di approfondimento e divulgazione, è stato notevole.

Ecco, qui il discorso si complica, perché di Miti ne ho incontrati talmente tanti, che faccio fatica a scegliere…se proprio devo, mi rifugio in una certezza e dico Picasso perché, come direbbe Borges, è uno dei nomi di Dio.

Insomma, mi sono presentato e spero di aver interpretato correttamente la tua idea.

Simone Tortora


ULISSE

Nella mia vita ho avuto vari miti, che mi hanno accompagnato nelle varie fasi della mia vita. Ma se dovessi sceglierne uno che mi rappresenta nell’essenza, ti direi il mito di Ulisse. E dirò di più, l’Ulisse di Dante prima ancora di quello di Omero. E in parte anche quello subliminale dell’omonima poesia di Saba.

Insomma, il mio Ulisse è il simbolo della voglia di sapere, della conoscenza, che muove anche il senso dell’avventura.

Nel mio Olimpo personale lo metto al primo posto perché per me rappresenta quel quid in più che ci differenzia dalla massa. (Se vogliamo è quindi qualcosa che ci fa amare il nostro isolamento, perché diversi dagli altri. E qui vedi Ulisse di Saba).

Gianni Barone


LA FLORA DI TIZIANO

Quando ci hai invitato a parlare dei nostri miti ho pensato: “ che bello “ e mi sono messa subito a scrivere.

Così ho iniziato a stilare una lista di tutti coloro che erano stati nella mia vita delle guide, esempi o fonti d’ispirazione, ma più andavo avanti e più mi accorgevo che erano tanti, troppi. Dovevo scegliere ed eleggerne uno sugli altri, ma l’impresa era difficile e così mentre Gandhi spintonava Baudelaire e Nurayev faceva lo sgambetto a Monet sono arrivata alla conclusione che se volevo uscirne avrei dovuto cambiare punto di vista.

Chi era stato veramente un mito per me?

Ho riflettuto a lungo e mi sono ricordata che in effetti  un mito ce l’avevo, ma non era una persona bensì una cosa o meglio un quadro.

Di questo quadro avevo appeso un grande poster  nella mia camera da letto e di chi si appende un poster nell’adolescenza se non di un mito?

Solo che non era un cantante o un attore, era Flora.

Sono andata così al ricordo di quella gita scolastica in visita alla Galleria degli Uffizi quando la vidi per la prima volta. Ero rimasta imbambolata di fronte a Lei con lo stupore di chi vede per la prima volta la Bellezza.

Naturalmente non capivo niente di arte, ero attratta solo dal colore dei suoi capelli dove Tiziano aveva condensato il calore del sole al tramonto, ma allora tutto questo non lo capivo, avrei voluto soltanto entrare nel quadro per poterli toccare.

Al ritorno sul pullman che ci riportava a casa ero felice con il mio poster sulle ginocchia arrotolato e legato con l’ elastico, non sapevo ancora che per me quello era stato un giorno importante, avevo iniziato ad amare la pittura, un amore che non sarebbe finito mai.

                                                                                                             Simonetta Sami


IERI GOLDRAKE E LUCIO DALLA, OGGI MARGARET MAZZANTINI

Se penso ai miei miti (ero bambina negli anni 70), mi viene subito in mente Goldrake e quindi il giovane Actarus che lo pilotava, del quale ero perdutamente innamorata: era proprio il mio eroe. Non mi sono persa una puntata… gran bel cartone animato quello! Da ragazza poi ho amato tantissimo Lucio Dalla, le cui canzoni hanno fatto da colonna sonora a molti momenti importanti della mia vita. Un genio indiscusso.

Ma per questo tuo spazio oggi preferisco scegliere una scrittrice che ho conosciuto in etá piú adulta: Margaret Mazzantini.  Voglio rendere omaggio a una donna di grande talento e spessore, che con la sua scrittura profonda e al tempo stesso lieve come acqua fresca e ricca di immagini, mi ha sempre regalato emozione pura. Possiede la rara capacitá di andare cosí a fondo nell`animo umano da riuscire a scandagliarne gli aspetti piú nascosti  e spesso inconfessabili.

Aspetto sempre con impazienza di correre a comprare il suo ultimo libro, che di solito leggo in poche ore.

“E` inutile indagare le occasioni mancate. Non saprai mai se ti sei salvato dalla morte o ti sei perso la vita vera”, (tratto da “Nessuno si salva da solo”).

Buona lettura a chi non l`ha mai letta.

Claudia Femia


STANLEY KUBRICK

Inizialmente il mio mito era un… film.

Avevo circa 8 anni quando, accompagnato dai miei genitori, vidi in un cinema di Como “2001 Odissea nello spazio”.  Fui letteralmente rapito da quelle immagini, non certo da una trama che allora non potevo certo comprendere, ma le immagini mi rimasero nella testa per anni.

Non era come oggi, se vedi un film che ti piace lo rivedi subito quante volte vuoi, sul pc o comunque entro breve in tv. Allora i film venivano proposti in tv dopo anni dall’uscita nelle sale, per cui io ricordavo quelle magnifiche immagini che dovevo trovare nella mia memoria, e cresceva dentro di me il mito per quest’opera che man mano passava il tempo ricordavo sempre meno dettagliatamente, come accade a tutti i ricordi.

Col passare del tempo non perdevo occasione di raccogliere informazioni sul mio film-mito, imparando così a conoscere la mente che lo aveva creato e che diventerà il mio mito su tutti, colui che senza esitazione metto nel tuo Olimpo, il grande Stanley Kubrick.

Naturalmente rividi in età più matura 2001, e tutti gli altri film di Kubrick, che non hanno fatto altro che confermare la mia convinzione circa la genialità di un regista su cui credo sia stato detto e scritto tutto.

Ecco quindi che ti consegno il mio mito, quello che io ritengo il più grande cineasta di sempre: STANLEY KUBRICK

Maurizio Gusmeroli


JACKSON POLLOCK

Non ho un mito. Anzi ne ho tanti. Sono tutti gli artisti che dall’Europa sbarcarono a New York e dagli anni  ’30 del ‘900 iniziarono tutto un movimento nell’arte e non solo nella pittura, ma nell’architettura, nella pubblicità, nella musica ecc…..

Così, dopo che per tanto tempo la pittura era stata la Pittura,  come una pigna d’uva che cade dall’alto sviluppa una fuga di acini, si svilupparono fenomeni artistici di quasi impossibile comprensione se non si tiene conto di quello che succedeva nella società americana e nel resto del mondo: guerre, instabilità economiche tragiche, bomba atomica….

Beh insomma per non farla troppo lunga citerò solo alcuni nomi: Arshile Gorky, Mark Rothko, Willem De Kooning.
Io amo più di tutti Pollock (1912-1956, americano), ma di lui non posso scrivere poche righe…..

Dirò solo che il linguaggio dell’espressionismo astratto, (di cui l’iniziatore fu proprio Pollock) frantumò le linee di studio e di comprensione dell’arte contemporanea.  Fu roba nuova e forse lo è ancora.

Manola Massei


MIA MADRE, POETESSA DELLE PICCOLE COSE

Il mio mito è mia madre.

E non perché nella vita abbia fatto grandi cose. Al contrario. Ha vissuto una vita semplice, caratterizzata dal dolore e dal sacrificio.

Ciò nonostante, ha saputo affrontare le giornate con gioia e gratitudine, trasmettendo ai suoi quattro figli i valori più sani e genuini senza fare il minimo sforzo, senza imporli, senza costrizioni, senza appesantirci.

Ci siamo appassionati alla vita in modo naturale, ascoltando il canto degli uccelli e collezionando collane di margherite.

Io la vedo come una sorta di poetessa delle piccole cose, per dirlo alla Mario Quintana, che si nutre di ciò che siamo senza andare oltre, senza affannarsi nella ricerca di un qualcosa che poi, in fondo, non serve.

E’ stata una madre presente ma non per questo pesante, attenta ma mai invadente, sicura ma dolce, che quando è stato il momento di abbandonare il nido, è stata la prima a spingerci giù, sicura che avremmo in un modo o nell’altro aperto le nostre ali.

Il suo dono innato è quello della vocazione, che implica sacrificio e rinuncia, completa dedizione e abbandono di sé: vivere per gli altri nell’inconsapevolezza di farlo.

Ma il regalo più grande che mi ha trasmesso, è quello di avermi insegnato a vivere in un modo così puro che un giorno, spero, potrò essere anch’io il mito delle mie figlie.

Stefania Bernacchia


KIND OF BLUE

In questi giorni, complice un film “Miles Ahaed”, rivisto di recente, ma soprattutto la curiosità di mia figlia per i miei vecchi dischi in vinile, mi hanno portato alla rilettura del libro di Ashley Kahn con il sottofondo di Kind of Blue.

kind of blue - Miles Davis - carlovanoni.comKinde of Blue è il JAZZ, per forza è nell’olimpo.

Il libro di Kahn ci cala nello scenario di quello che fu una impresa veramente unica, descrivendone le situazioni quotidiane vissute da questi incredibili artisti, divenuti leggendari e tutti nel mio olimpo in particolare Bill Evans. Si respira l’aria degli anni ’50 in una NY, calamita e faro della rinascita mondiale del dopoguerra, dove musica, arte e cultura sono in pieno fermento e dove emergeranno personaggi oggi miti, degni dell’olimpo.

Tornando al libro, ovviamente da leggere ascoltando la musica, lo consiglio anche per i riferimenti ai singoli brani. Interessante perché si respira l’aria di quello studio di registrazione e si vivono quegli instanti di pura creazione artistica. Per chi è poi appassionato di musica, come il sottoscritto, avrà modo di leggere come sono state elaborati i suoni, ed il contributo dato da ognuno di questi incredibili artisti.

Ricco di foto e di testimonianze dirette degli artisti e non solo, il mix libro video musica lo consiglio, ritagliatevi però un tempo adeguato per immergervi nel mondo di Kind of blue.

Gianfranco Mozzali


ZILDA

Mito… grande parola, più che di un mito ti parlerò di chi in questo periodo ha suscitato molta curiosità e interesse.

Passeggiando per le strade di Napoli, in alcuni “vicoletti storici”, scorgo delle figure di angeli quattrocenteschi, su pareti, muri di strada…

Fatta un po’ di ricerca fotografica, scopro che sono lavori di un artista francese della Street Art rinascimentale, il “Banksy di Rennes”, dal nome “Zilda”.

Incredibile quanto studio, ricerca, cultura ci sia dietro questo lavoro un po’ “effimero” spesso logorato dagli agenti atmosferici. Forse è proprio questa idea dell’effimero, di breve durata, che affascina.

Penso sia un artista che merita!

Rosanna Battigaglia 


RENÉ CHAR e ANDRÉ BRETON

A PROPOSITO DELL’AMORE

Ti seppellirò nella sabbia
Perché ti liberi la marea

La libertà per l’ombra

Ti farò asciugare al sole
Dei tuoi capelli dove cade in trappola la fenice.

La libertà per la preda

(da “Ralentir les travaux”, 1930 – trad. Paola Dècina Lombardi)
* I primi tre versi sono di Char, gli altri tre di Breton

Sergio Sansevrino